“Prometheus”

Prometheus

È fatta! Non potevamo non partecipare alla grande rentrée di un regista come Ridley Scott che, dopo 33 anni dal suo capolavoro “Alien”, gira un nuovo film di fantascienza; molti hanno anticipato come non avesse nulla da invidiare al mitico film del 1979, e noi abbiamo voluto sincerarcene!

            Il film è ambientato alla fine del XXI secolo, quando una navicella denominata “Prometheus” (come l’eroe mitologico che rubò il fuoco agli Dei per donarlo alla razza umana) trasporta su un lontano pianeta un team di scienziati. Tra di loro vi sono biologi, geologi, e i due protagonisti, alla ricerca della culla della civiltà; sulla base di alcune pitture rupestri, sembrano avere trovato una mappa che conduca da coloro che ci hanno creato, in una galassia così distante che non è raggiungibile se non stando per 2 anni in animazione criogenica. Mentre non è molto chiaro quali siano i reali interessi della compagnia che ha finanziato la spedizione, l’astronave atterra in questo pianeta e ritrova delle strane piramidi, dove effettivamente cominciano a comparire indizi su una specie evoluta, ma non così diversa dalla nostra. Ma non è l’unica cosa che inizia a comparire… Dilungarsi ancora vorrebbe dire fornire troppe anticipazioni e, poiché il film è un continuo colpo di scena, non vogliamo assolutamente addossarci un tale fardello!

            Nel cast, spiccano un enigmatico Michael Fassbender, già incontrato nel capolavoro di Quentin Tarantino “Bastardi senza gloria” nel ruolo del tenente Archie Hicox; in questo film interpreta invece il replicante David, molto curioso e intelligente ma quasi del tutto privo di emotività e di compassione, se non quella che gli consente la sua programmazione. Un altro ruolo di tutto rispetto va a Charlize Theron, insolitamente autoritaria e volutamente antipatica fin dalla prima inquadratura, nel ruolo del comandante della spedizione, delegato dalla compagnia finanziatrice. Ridley Scott conduce magistralmente il gioco, trasportando lo spettatore in un mondo visionario e, come quello che si trova nelle suddette piramidi, attraverso un complesso labirinto di attese e colpi di scena di cui è difficile prevedere la conclusione. Tuttavia, l’enorme dispendio di effetti speciali non basta a coprire la mancanza di incisività e incomparabilità che ha contraddistinto il regista che tutti noi ricordavamo. La pellicola presenta infatti alcuni buchi nella sceneggiatura, molti aspetti non chiariti e un finale che, ci chiediamo, prelude a un sequel o fa semplicemente riferimento all’inizio del film “Alien”? Chi scrive spera vivamente nella seconda ipotesi, non per denigrare questo film ma perché si augura che almeno un regista come Ridley Scott non si faccia prendere dalla moda dilagante sempre di più a Hollywood in questi ultimi anni: girare a tutti i costi un seguito, non importa quanto decente, dell’ultimo film di successo!

            Detto questo, il film è interessante: un tentativo discretamente riuscito di porre, sullo sfondo di un susseguirsi di scene visivamente spettacolari ed effetti speciali, quel retrogusto di filosofia e religione che da sempre colora il pensiero umano: da dove veniamo? Perché? Che ne sarebbe della religione se un giorno venisse confermata quella teoria secondo cui siamo stati creati da una razza extraterrestre? Quest’ultima domanda sembra la più cara al regista, tanto da porla per bocca del replicante David alla protagonista, per tutto il film legata a un crocifisso appeso al collo. E chissà se il messaggio finale è proprio quello di non porsi troppe domande di questo tipo, dato che la ricerca tortuosa attraverso i labirinti della scienza, del passato e dello studio del cosmo potrebbe portare a un finale oscuro quanto criptico. Forse vale più la pena fare come David, che basa le sue azioni (oltre che sulla sua programmazione) su una curiosità scientifica ma non filosofica. Forse la battuta più importante di tutte spetta a lui, quando la protagonista afferma di voler cercare la verità ad ogni costo e lui risponde con un dubbioso “perché?”. Non il desiderio di sapere cosa c’è più in alto dell’essere umano, non la curiosità di sapere lo scopo dell’esistenza, ma semplicemente la cruda razionalità del sapere quando fermarsi nella ricerca della verità. In un epoca di esplorazioni, esperimenti e dibattiti di bioetica, forse è questa la domanda più importante? Un grazie a Ridley Scott, che da decenni coi suoi film ci fa sognare e ci fa riflettere! Ma non ce ne voglia se noi comunque restiamo fedeli al vecchio, mitico “Alien”! E alla (mai) vecchia Sigourney Weaver!

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