Alunna insulta professore su Twitter. I genitori: “bocciatela!!”

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Notizia fresca fresca di cui mi hanno parlato questa sera, un avvenimento accaduto qui nel Veneto pochi giorni fa. Un professore di una scuola superiore, girovagando tra Facebook e Twitter, trova un link e un commento riferiti ai prossimi esami di maturità, in particolare alle materie con docente esterno; in questo commento viene insultato (in modo non così tanto soft) un professore che insegna una delle suddette materie. Il commento è su Twitter, quindi con un profilo non immediatamente riconoscibile, ma il nostro professore decide di indagare; va a vedere gli amici di questo contatto, chi lo segue, fa controlli incrociati su Facebook (dove i profili sono solitamente più riconoscibili) e si accorge ben presto che è una sua alunna, quindi che quell’insulto è rivolto a lui! Decide allora di mandare un messaggio privato su Facebook a questa ragazza e dopo qualche minuto, magicamente, link e commenti spariscono. La ragazza, inoltre, per qualche giorno non si presenta a scuola, in preda a una febbre alta.
La cosa viene fatta presente in forma privata ad alcuni colleghi, con tanto di stampato cartaceo del commento e del profilo (che fino a questo avvenimento era pubblico, quindi visibile a chiunque, compreso chi non fosse amico della ragazza all’interno del social network), ma si decide di passarci sopra e non prendere provvedimenti ulteriori, benché la cosa desti un certo stupore e interessanti riflessioni tra i docenti. Qualche giorno dopo, i genitori della ragazza si presentano a scuola evidenziando alcuni comportamenti che la loro figlia presenta in casa, come volontà di scappare, ribellione adolescenziale e via dicendo. Si scusano in modo molto sentito con il professore, esprimendo il loro assenso se il corpo docenti decidesse di sospendere o bocciare la ragazza! Anzi, sono proprio loro a suggerire questo provvedimento, che per ora però non si è preso in considerazione.
Benché la legislazione italiana sia ancora piuttosto arretrata rispetto, ad esempio, a quella statunitense, in tema di comportamenti perseguibili all’interno dei mezzi informatici,ci sono recenti sviluppi che, in questa storia, il corpo docenti ha approfondito ma di cui ha scelto di non usufruire. L’iniziativa è partita, a quanto pare, come allargamento della legge sulla stampa datata 1948 a siti internet, blog e qualsiasi mezzo pubblicitario, tra cui ovviamente Internet. Guido Scorza, ne Il Fatto Quotidiano, ne sottolinea il soprannome “legge ammazza-internet“, in quanto, come già veniva anticipato nel Lodo Alfano, rischia di estendere il divieto di intercettazioni e di menzionare membri delle Istituzioni a qualunque blog, pagina Internet, sito web e via dicendo. Il procedimento è ancora in corso e fortunatamente al momento attuale la modifica della legge del 1948 sottolinea solo il divieto di diffamazione a mezzo non solo stampa, ma anche online!!! Perciò adesso attenti a cosa scrivete in rete, perché ora non si può più fare quello che si vuole!
La storia che ho scelto di raccontare infatti evidenzia bene i rischi ai quali si corre quando si scrive in rete “a briglia sciolta”: quello che scriviamo è visibile a molte persone, anche a chi non è direttamente un nostro contatto, può essere condiviso, arrivare alla persona direttamente interessata e, alla lunga, portare a conseguenze molto gravi!!! Si veda,ad esempio, i recenti casi di adolescenti che si sono tolti la vita perché si sentivano vittime di cyberbullismo! Mi auguro che tutto questo non venga strumentalizzato per un’ennesima “legge bavaglio”, ma è importante mettere in evidenza questi aspetti! Internet non deve essere uno spazio incontrollato, totalmente libero, in cui non ci debbano essere limiti alle possibilità. L’anarchia, non a caso, è spesso sinonimo di confusione e di disordini!

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