Web 3.0

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Il termine WEB 3.0 appare per la prima volta agli inizi del 2006 in un articolo di Jeffrey Zeldman critico verso il Web 2.0 e le sue tecnologie associate come AJAX. Nel corso degli anni successivi, sulla spinta di numerosi autori (Tim Berners-Lee, 2006; Riva, 2010, tanto per citarne solo un paio), questa definizione ha assunto vari significati. Il Web 1.0 viene detto anche Web statico e fa riferimento al Web diffuso fino agli anni ’90, quando non vi era possibilità per tutti gli utenti di interagire con le pagine informatiche eccetto la normale navigazione ipertestuale tra le pagine, l’uso delle e-mail e dei motori di ricerca. Il termine Web 2.0 è stato strettamente associato a Tim O’Reilly a causa della Web 2.0 conference di O’Reilly Media alla fine del 2004, e con questo termine si voleva indicare uno stato dell’evoluzione del World Wide Web, rispetto a una condizione precedente: l’insieme di tutte quelle applicazioni online che permettono un elevato livello di interazione tra il sito web e l’utente come i blog, i forum, le chat, i wiki, le piattaforme di condivisione di media come Flickr, YouTube, Vimeo, i social network come Facebook, Myspace, Twitter, Google+, Linkedin, Foursquare, e via dicendo, ottenute tipicamente attraverso opportune tecniche di programmazione Web e relative applicazioni web afferenti al paradigma del Web dinamico in contrapposizione al cosiddetto Web statico o Web 1.0.
Con l’espressione Web 3.0, o Web semantico, infine, si vuole indicare l’ultimo passo di questo percorso, caratterizzato da una maggiore facilità di accesso ai vari database ma soprattutto la capacità dell’utente di creare, modificare, condividere la struttura stessa delle pagine multimediali. Sembra inoltre che sia un passo ulteriore verso la creazione di un’intelligenza artificiale, capace di ragionamento logico a livello quasi umano. Ma su questo molti autori sono scettico.
La prima volta che ho trovato l’espressione Web 3.0 era riferita al mondo dei social network e dei blog, capaci appunto di permettere la creazione autonoma e la condivisione di contenuti all’interno di Internet senza dover ricorrere a linguaggi complessi e procedimenti alla portata di pochi esperti. Il mondo è connesso, molto di quanto è pubblicato online è visibile e riutilizzabile.. Anche il Web sta evolvendo e sta cambiando dalla sua nascita ad oggi; dovremmo conoscerne le forme, cercando anche di intuire quale sarà il sul prossimo balzo evolutivo.

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